Il 30 aprile 2026 è entrata in vigore la UNI 11621-8:2026, la norma che descrive i principali profili professionali legati all’intelligenza artificiale.

È il primo standard nazionale in Europa a organizzare in modo strutturato ruoli e competenze di chi progetta, sviluppa e gestisce sistemi di AI.

La norma individua 12 profili professionali:

  1. Chief AI Officer
  2. AI Consultant
  3. AI Product Manager
  4. AI Prompt Engineer
  5. AI Algorithm Engineer
  6. AI Deep Learning Engineer
  7. AI Data Engineer
  8. AI Data Scientist
  9. AI Security Specialist
  10. AI Machine Learning Engineer
  11. AI Natural Language Processing Engineer
  12. AI Research Scientist

Per ogni profilo vengono indicati missione, attività, competenze, conoscenze, responsabilità e KPI.

Perché serviva uno standard

Negli ultimi anni sono nate molte figure professionali legate all’AI, ma i loro confini non sono sempre chiari.

Lo stesso titolo può indicare attività diverse a seconda dell’azienda. E ruoli molto simili possono essere presentati con nomi differenti.

La nuova norma prova a fare ordine, offrendo un linguaggio comune per descrivere le competenze e le responsabilità richieste.

Può essere utile alle aziende per strutturare i team e scrivere offerte di lavoro più precise, alle pubbliche amministrazioni per definire i requisiti professionali, agli enti di formazione per progettare i corsi e ai professionisti per orientare il proprio percorso.

Il collegamento con l’AI Act

La norma segue la metodologia della serie UNI 11621 ed è allineata all’e-Competence Framework europeo, utilizzato per descrivere le competenze professionali nell’ICT.

Si inserisce inoltre nel quadro creato dall’AI Act europeo e dalla Legge italiana 132 del 2025, che danno sempre più importanza alla preparazione delle persone coinvolte nello sviluppo, nell’utilizzo e nella supervisione dei sistemi di AI.

È bene però fare una distinzione: la UNI 11621-8 è uno standard tecnico volontario. Non sostituisce la legge e non rappresenta automaticamente un adempimento agli obblighi previsti dall’AI Act.

Cosa non cambia

Con questa norma non nascono dodici professioni regolamentate.

Non viene istituito un albo, non diventano obbligatori questi titoli e le aziende non devono inserire tutti e dodici i ruoli nel proprio organigramma.

La pubblicazione dello standard, inoltre, non certifica automaticamente chi già svolge queste attività. La norma fornisce invece una base comune che può essere utilizzata per costruire percorsi di valutazione e certificazione delle competenze.

Una mappa utile per chi lavora nell’ICT

Molte delle figure descritte non partono da zero. Sono spesso l’evoluzione di attività già presenti nell’ICT: sviluppo software, gestione dei dati, cybersecurity, infrastrutture, consulenza, ricerca e product management.

Per chi ha già esperienza, la norma può aiutare a capire quali competenze sono trasferibili verso l’AI, quali devono essere aggiornate e quale ruolo si avvicina maggiormente al proprio percorso.

Per chi si sta affacciando adesso al settore, offre invece una visione più concreta delle diverse specializzazioni possibili.

Il valore della notizia

Probabilmente il mercato continuerà a utilizzare nomi diversi e nasceranno nuovi ruoli. È normale in un settore che cambia così rapidamente.

Il punto interessante è un altro: per la prima volta abbiamo un riferimento nazionale che prova a descrivere i professionisti dell’AI partendo non soltanto dal titolo, ma da ciò che devono saper fare e dalle responsabilità che assumono.

Dal momento che la sigla “AI” viene aggiunta un po’ ovunque, avere criteri più chiari è sicuramente una buona notizia. Che ne dite? :-)